Esiste Dio?

Trattazione filosofico -  descrittiva sull'esistenza di Dio

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MA C'E' POI

QUESTO DIO?

A cura di

Sac. Prof. Antonio Santillo

SOMMARI0

"Chi fa la verità" viene alla luce (Gv 3,21)

I cieli narrano la gloria di Dio

Dio non parla, ma tutto parla di Dio

Dio costruttore di meraviglie

L'uomo supera di molto l'uomo

Più intimo del mio intimo

L'uomo non è mai solo

Il caso "lo pseudonimo di Dio"

Un invito da amico ad amico

" CHI FA LA VERITA' " VIENE ALLA LUCE

(Gv 3,21)

Pestalozzi, insigne studioso svizzero dell'arte di educare la gioventù, ponendo la matematica a base della istruzione, affermava: " Io voglio che i fanciulli credano soltanto a quello che può essere dimostrato così come due più due fanno quattro ".

Girard, anch'egli pedagogista, in visita alle sue scuole, un giorno gli rispose: " Se io avessi trenta figli, non ve ne affiderei neppure uno, perché vi sarebbe impossibile dimostrargli matematicamente che io sono suo padre e che egli mi deve rispettare".

La conoscenza si serve della matematica e dell'esperimento. Evidentemente la matematica può cogliere la quantità, ma si lascia sfuggire la qualità.

2 zucche + 2 zucche = 4 zucche;

2 sapienti + 2 sapienti = 4 sapienti.

La somma è uguale, ma che differenza passa tra i sapienti e le zucche!

Dio è purissimo Spirito, perciò non si può misurare; le misure valutano solamente la quantità dei corpi, e nulla ci sanno dire del loro valore, della loro bellezza e del loro senso. A nessuno peraltro è mai venuta in testa la ridicolissima idea di sperimentare l'idea di Dio in un qualche laboratorio scientifico. E' proprio il caso di ripetere ciò che il dotto Cusano affermava riguardo al caso Galilei: " La scienza ci insegna come vanno i cieli e non già come si va in Cielo ".

La scienza penetra i segreti della natura, ma solo la sapienza mette noi in relazione con Dio e le conquiste scientifiche a servizio del genere umano. Il sapere scientifico stabilisce un rapporto tra la persona e l'oggetto; la sapienza intreccia un rapporto tra persona e persona. La fede in Dio indubbiamente appartiene a questo secondo tipo di conoscenza, ossia è una relazione tra la persona creata e la Persona non creata. Questo però non esclude che ogni nuova scoperta scientifica riveli sempre meglio l'ordine dinamico che il Creatore ha posto nel suo universo.

La conoscenza filosofica si trova anch'essa in forti difficoltà nel volerci dire chi è Dio. L'Infinito per sua natura non può essere definito, perché ogni definizione lo limiterebbe. La natura di Dio, che è mistero per eccellenza, non si lascia racchiudere in formule.

D'altra parte, se per filosofia s'intende la conoscenza delle cause supreme di tutto quello che esiste, il vero filosofo nella sua ricerca deve dare il primo posto al problema di Dio.

Oggi gli argomenti che la filosofia, lungo i secoli, ci ha fornito per provare che Dio esiste, non hanno perduto affatto la loro forza, ma sono diventati difficili perché ha prevalso la mentalità scientifica e l'uomo di oggi, della civiltà dei consumi, crede molto ai sensi e poco alle idee.

Il filosofo greco Senofane asseriva: " Gli uomini si costruiscono gli dèi a loro immagine e somiglianza ".

Certo l'uomo, anche quando è dotato di grande capacità di studio, corre il pericolo di crearsi un Dio a sua immagine e somiglianza. Il teologo Carlo Barth con umile arguzia ripeteva: " Tenete sempre presente che quando faccio teologia è un uomo che vi parla di Dio ". Solo Dio può parlare con competenza di Dio, perciò occorre una rivelazione. Goethe con l'intuizione del suo genio l'aveva capito molto bene: " Io credo ad un Dio. Questa è una bella, lodevole parola, ma riconoscerlo come e dove si rivela, in ciò sta la vera beatitudine ".

In un Congresso del 1934, lo scienziato Guglielmo Marconi faceva la seguente professione di fede: "La scienza è incapace di dare la spiegazione della vita; solo la fede ci può fornire il senso dell'esistenza: sono contento di essere cristiano ".

Bultmann ha centrato mirabilmente quando ha scritto: "Il problema di Dio non ce lo pone la nostra ragione, ma il nostro " io ", la nostra persona tutta intera. Le domande: chi è Dio? e: chi sono io?, sono identiche ". Il nostro " io " è ben più vasto e più vivo della nostra ragione ragionante, che, come direbbe Dostojevskij, costituisce solo un ventesimo della vita umana.

In questo opuscolo sarà interpellato l'uomo tutto intero. Platone e san Bonaventura hanno detto molto bene che alla ricerca della verità si va con tutto l'essere. Per portare lo sguardo dalla zona d'ombra alla zona di luce, non basta girare gli occhi, si deve spostare tutta la persona. E così chi vuole passare dall'ignoranza alla verità, dal dubbio alla certezza, deve imprimere all'intera sua vita un moto di conversione.

La comprensione di un teorema di geometria lascia invariato il corso della mia vita, ma la fede in Dio lo orienta totalmente.

San Giovanni esprime assai bene questo concetto: " Chi fa la verità viene alla luce ". Chi è deciso a vivere nelle tenebre del male morale, difficilmente percepisce le realtà divine.

La scienza, e più ancora la filosofia, portano certamente il loro contributo al problema di Dio, ma solo la conoscenza esistenziale, che impegna la vita, può farci comprendere chi è Dio.

Procederemo appunto nella luce di questa conoscenza esistenziale.

I CIELI NARRANO LA GLORIA DI DIO

Percorrendo gli spazi con la fantastica velocità della luce, solo dopo tre secoli toccheremmo la Via Lattea.

Quella pennellata d'argento sull'immensità del cielo è una famiglia stellare di centocinquanta miliardi di soli.

Di lassù, solo con mezzi potentissimi potremmo discernere confuso il nostro sole; della nostra Terra, di questa "aiuola che ci fa tanto feroci", non potremmo scorgere nessuna traccia.

Sempre con la velocità della luce, ossia viaggiando alla velocità di trecentomila chilometri al secondo, attraversata, dopo centocinquantamila anni di corsa, la Via Lattea, vedremmo davanti ai nostri occhi smarriti nelI'infinito altri continenti stellari, simili alla Via Lattea. Sono veri universi siderei, che gli astronomi chiamano " nebulose ". Il nostro sistema solare confrontato con questi universi solitari, è come un piccolo mattone rispetto ad una immensa città di colossali grattacieli. Partendo dal confine estremo della Via Lattea, raggiungeremmo la soglia della nebulosa Andromeda solo dopo seimila secoli.

Gli universi siderei oggi fotografabili sono parecchi milioni. A torto i soli sono detti " stelle fisse ". Essi invece sono in perpetua danza attraverso gli spazi, attoniti e indefiniti. Solcano i cieli con velocità superiore a quella dei nostri proiettili. Alcuni soli girano vorticosamente intorno a compagni di danza, altri si dirigono verso un punto determinato dell'Universo; i più si uniscono come sciami, sotto forme di immense correnti stellari. I telescopi ricevono luci, la cui sorgente, forse, si è spenta. Altre stelle stanno emettendo raggi che raggiungeranno il nostro pianeta quando l'umanità avrà già terminato la sua missione.

Isacco Newton, vibrante di stupore per l'armonia che esiste nel firmamento, ha lasciato scritto: " Questa notte io fui assorbito dalla meditazione della natura. Ammiravo il numero, la disposizione, la corsa di quei globi infiniti. Ma ammiravo ancor più l'Intelligenza infinita che presiede a questo vasto meccanismo. Dicevo a me stesso: " Bisogna essere ben ciechi per non restare estasiati a questo spettacolo, sciocchi per non riconoscerne l'Autore, pazzi per non adorarlo " ".

La poesia dell'Occidente con la lirica di Dante canta:

"La gloria di Colui che tutto muove per l'Universo penetra e risplende".

La poesia dell'Oriente, con gli accenti del poeta indiano Tagore, prega: " Sono qui soltanto per cantare il tuo canto nel tuo meraviglioso Universo; dammi il mio piccolo posto ".

Il premio Nobel Pasternak scorge nell'Universo fasci di vibrazioni mistiche. " Come se lo spazio qui sulla terra fosse l'interno di una cattedrale, dalle finestre mi è dato sentire a volte l'eco di un coro lontano e celestiale ".

Lincoln esclama: " Arrivo a capire che sia possibile guardare la terra ed essere atei; ma io non comprendo come si possa alzare di notte gli occhi al cielo e dire che non vi è Dio ".

E' proprio vero che la creazione è il sillabario illustrato che ci insegna a compitare il nome di Dio.

Gli scienziati moderni fissano un " diametro " delI'Universo nell'ordine delle decine di miliardi di anniluce. Nell'attuale processo di evoluzione cosmica il presente dista dall'istante-origine dai cinque ai quindici miliardi di anni-luce.

Dunque l'Universo ha avuto un inizio.

Se nulla vi è, nulla vi sarà!

Un essere prima di agire deve esistere; è assurdo che l'Universo abbia fatto se stesso, venendo fuori dal nulla. Perciò se ora c'è qualche cosa, dobbiamo supporre che ci fu sempre Qualcuno.

Già il vecchio filosofo Epitteto, osservando che Dio è invisibile ma è evidente, scopriva il senso e lo scopo della vita umana: " Se io fossi un usignolo, farei il mestiere dell'usignolo; se fossi cigno farei quello del cigno. Ma io sono un uomo: mi tocca cantare Dio ".

Oggi il figlio della cosiddetta " civiltà dei consumi " sta perdendo il canto e l'incanto della vita.

In questo nostro tempo che è splendido da un lato e una vera babele dall'altro, possiamo però ammirare gli astronauti che, a dire del papa Paolo VI, sono meravigliose immagini del Creatore alle prese con il Creato. Basta aver visto pregare i cosmonauti per rendersi conto che l'esperienza dell'uomo lunare, più evoluto dell'uomo planetario, è quella della silenziosa adorazione.

Nelle prime ore del 20 luglio 1969 nella chiesa presbiteriana di Webster nel Texas, il reverendo Woodmff alzò una pagnotta bianca, dalla quale mancava un pezzo, e disse alla folla attonita dei fedeli: " Questa pagnotta non è completa; due settimane fa Aldrin, uno dei nostri più cari parrocchiani, si portò via l'altro pezzo. Ora ci comunicheremo insieme a lui. Egli è tutt'uno con noi, benché stia sulla luna ".

L'astronauta James Lovell asserisce d'aver vissuto l'esperienza espressa da questi versi:

" Ho danzato nell'alta inviolata santità dello spazio, ho messo fuori la mano e ho sentito il volto di Dio ".

Dopo l'allunaggio, Von Braun rispose così ad un intervistatore: "Per i miei figli io ho eretto una dimora molto ampia e godo nel vederli scorrazzare liberamente in essa. Il Padre celeste gode infinitamente di più nel vedere scorrazzare i suoi figli nell'Universo che per loro ha costruito".

DIO NON PARLA, MA TUTTO PARLA DI DI0

L'astronauta James Lovell ha detto: " Nell'intero Universo dovunque guardassimo durante il nostro viaggio nella capsula, l'unico sprazzo di colore era dietro di noi, sulla terra. Là potevamo scorgere il blu lucente dei mari, le abbronzature e i marroni delle terre e il biancore delle nubi. Ci rendevamo conto che si trattava ormai di un altro universo, circa quattro volte più grande della nostra nuova patria, la Luna. Ma era quell'universo che racchiudeva tutte le speranze e tutta la vita e le cose che noi, equipaggio dell'Apollo 8, avevamo conosciuto e amato: la Terra! Era la cosa più bella che ci fosse da vedere, in tutti i cieli ".

Il professor Enrico Medi commenta: " Dalla luna si vede un cielo stupendo di stelle e di miliardi di scintillanti galassie; il passo compiuto è nulla rispetto ai miliardi di anni luce che ci separano dai confini dell'universo: ma dalla luna si vede lo spettacolo più stupendo del creato, si vede la terra, fulgida impronta di Chi tutto muove ".

La terra è meravigliosa e affascinante, perché in essa è sbocciato il miracolo della vita.

Il grande biologo Giovanni Battista Grassi ha asserito: " Un essere vivente che si sviluppa è un miracolo analogo a quello di un palazzo che si innalzasse spontaneamente, senza l'intervento dei costruttori, da un piccolo mucchio di calce e mattoni ".

Ollé-Laprune, filosofo francese, a sua volta esclama: " Con una piccola cosa e una grande idea, Dio fa i suoi capolavori ". Ma quella grande idea è insita nella materia come un progetto che ha il potere di realizzarsi da sé.

La ghianda sceglie dal terreno tutti gli elementi necessari e, con impeccabili proporzioni, li organizza in modo da dar corpo alla futura quercia.

Come la ghianda, tutti i germi presentano queste forze vive che lavorano al di dentro e plasmano, modellano, ordinano la materia come se ragionassero. Quel grande genio che fu sant'Agostino chiama queste forze " ragioni seminali ": ragioni, perché attuano un piano logico; seminali, perché esplodono dal seme.

E chiama anche queste stesse forze " numeri seminali ", per indicare la proporzione, il ritmo, I'armonia con cui esse ordinano la materia. Secondo il santo questi numeri, o ragioni seminali, sono ripieni di vitalità senza volume, sono ricchi di musicalità senza suono e si congiungono tra loro con ardentissimo amore. Per la loro azione un solo minuscolo seme, lungo interi millenni, fiorisce, ramifica, fruttifica in selve di selve, in messi di messi. Queste energie operanti nella materia hanno vita e musica; vita che si diffonde nella molteplicità, musica che riduce tutto all'unità.

Le forze logiche, palpitanti nella materia, sono state notate da tutti i grandi filosofi, ma indicate con nomi diversi. Anche il filosofo Hegel ha detto che l'albero cresce seguendo un ragionamento vivo. Darwin, esaminando migliaia e migliaia di foglie, notò che neppure una sola di esse è disposta in modo da togliere la luce ad un'altra e pensò ad una Mente ordinatrice.

Ora queste ragioni seminali, queste forze plasmatrici, queste note vive, questi logici nessi vitali sono di natura fisica? Cadono sotto l'indagine dei nostri sensi? No! Eppure ci sono e hanno un primato sulla materia che senza di essi sarebbe senza forma, come un caos. Tutta questa massa di concetti oggi viene espressa anche dagli scienziati con l'immagine del codice genetico che viene applicato rigorosamente ovunque sboccia la vita. Codice genetico: come un alfabeto " morse " della vita che è quanto dire il cifrario segreto in cui sono registrati i piani architettonici e le funzioni delle cellule.

Questo codice non ha il suo legislatore?

Se queste ragioni seminali, questi codici genetici non sono dell'ordine fisico, appartengono certo all'ordine superiore. Come nota Platone, sono riflessi e imitazioni di idee e perciò suppongono una Mente; incamerano un disegno e quindi rivelano un Ordinatore.

Ancora un passaggio logico. Queste ragioni seminali, questi codici genetici, sono di categoria superiore a quella materiale, fisica, non si odorano, non si gustano, non si palpano, non si sentono, non si vedono, ossia non possono essere scoperti dai cinque sensi, eppure essi sono colti da noi. Allora vuol dire che in noi c'è qualche altra cosa, oltre che il corpo: c'è lo spirito, c'è l'anima!

Il grande poeta tedesco Schiller scioglie quest'inno ai vegetali: " O pacifici vegetali, le vostre silenziose meraviglie mi annunciano la potenza della Divinità; la vostra perfezione che ignora se stessa porta il mio spirito, avido di cognizioni, fino alle riflessioni più sublimi. L'immagine di un Dio si spiega ai miei occhi nel seno delle vostre mute apparenze ".

Gli architetti del tremila si ispireranno a strutture vegetali che la vita già costruisce stupendamente da millenni.

Il sommo botanico Linneo esclama: " Il Dio eterno, il Dio immenso, sapientissimo, onnipotente è passato dinanzi a me. Io non l'ho veduto in volto, ma ho visto le tracce del suo passaggio ".

Leopardi ha creato due versi di altissima lirica religiosa. Con essi il grande poeta fa comprendere più di quanto non esprima. Per gustarli pienamente bisogna tenere presente che l'amore è sempre orientato verso una persona, mai verso un oggetto, una cosa, e si esprime mirabilmente col sorriso. Il poeta, incantato davanti alla bellezza della primavera, si rende conto che il sorriso di questa non può essere altro che l'espressione di un grande amore per una Persona infinita. Perciò mette sulla bocca del " pastore errante " questa domanda rivolta alla luna:

" Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore rida la primavera ".

La primavera è il sorriso con cui il creato esprime il suo dolce amore al Creatore.

Il filosofo Rousseau amava cogliere erbe e fiori. Un giorno tornò da una lunga passeggiata carico di esemplari botanici. Alcune persone che lo videro, si misero a ridere. Il filosofo li redarguì: " Non c'è da ridere, perché ho tra le mani la più grande prova dell'esistenza di Dio ".

E' proprio vero che Dio si stanca dei grandi regni, ma non dei piccoli fiori.

DIO COSTRUTTORE DI MERAVIGLIE

La più straordinaria macchina fotografica del mondo: mette a fuoco l'immagine automaticamente in mezzo secondo e regola automaticamente il diaframma in tempo ancora minore. La pellicola a colori è stereoscopica e si rinnova da sé dopo ogni esposizione. Lo sviluppo avviene in una frazione di secondo.

Ognuno di noi fin dalla nascita è dotato di due perfetti esemplari di questa macchina: sono gli occhi.

Diderot, che non eccelleva certo per spirito religioso, ha affermato: " L'occhio e l'ala di farfalla bastano per annientare un ateo ".

" Come si può descrivere uno strumento che colpisce e benedice, dà e riceve, nutre, presta giuramento, batte il tempo, legge per i ciechi, parla per i muti, si tende verso l'amico e tiene a distanza il nemico, e serve come martello, pinza ed alfabeto? ".

Un salmo della Bibbia ben a ragione canta con riconoscenza al Creatore:

" Tu hai plasmato i miei occhi, mi hai intessuto nel seno di mia madre ".

Lo scrittore americano T. Harris scrive con garbata arguzia: " Con un diametro di appena 13.000 chilometri, la terra è soltanto un minuscolo puntolino nella nostra galassia. E la nostra galassia è una tra i milioni e milioni di altre. Tuttavia questo puntolino ha ospitato miliardi di passeggeri umani per i due milioni di anni e più, durante i quali ha orbitato nel sistema solare. Nulla sta ad indicare che possa fermarsi prima di altri milioni di anni, e bastano le radiazioni solari per tenerla in moto e per rigenerarle la vita a bordo. Noi dobbiamo comportarci come i componenti d'uno stesso equipaggio ".

La natura viva è tutta un tessuto sconfinato di mirabili prodigi e manifesta una sapienza infinita.

E chi ha scoperto i tesori della foglia che, alla presenza della luce, combina il carbonio dell'aria con l'acqua della terra per provvedere il pane all'uomo? V'è tanta sapienza nel filo d'erba da fare invidia al più bravo scienziato. E tutta quella sapienza si è profusa senza il divino Sapiente? E chi ha tutto disposto " secondo peso e misura "?

L'inventore americano Edison, nel registro dei visitatori della torre Eiffel si firmò così: " Un uomo che apprezza tutti gli ingegneri ma che ha ammirazione per il più grande di tutti, Dio ".

Il celebre esploratore Brancks, dopo il suo giro intorno al mondo, si presentò al re Giorgio d'Inghilterra. Il sovrano gli domandò che cosa avesse visto di bello, e lo scienziato rispose: " Ho visto il Padrone del mondo ".

La voce dell'istinto è un altro canto della divina Sapienza. E' Un esempio scelto tra i mille.

La " vespa della sabbia " è un imenottero bruno, lungo due o tre centimetri. Da adulto s'accontenta di qualche goccia di miele o di succo stillante da un tronco; da larva è vorace di carni fresche. La femmina perciò, scavata una buca nella sabbia, si dà alla caccia di un bruco. Scovatolo, da espertissimo chirurgo, lo colpisce nei centri nervosi, in modo da immobilizzarlo senza ucciderlo. Con gran fatica trasporta nella buca il paralizzato, vi depone un uovo accanto e richiude la buca ermeticamente. Ripete l'operazione secondo il numero delle sue uova e muore uccisa dalla fatica, senza la gioia di vedere i suoi nati, i quali però godranno dei sacrifici materni. Infatti appena schiuse le uova, essi affondano le mandibole nelle membra palpitanti della vittima che verrà divorata viva, in maniera, direi, scientifica. Le larve infatti incominciano a mangiare le parti meno vitali, per passare gradatamente alle più vitali, in modo che anche l'ultimo boccone sia di carne viva e fresca.

Un espertissimo chirurgo, con una puntura d'ago, sarebbe così preciso come la vespa, nel paralizzare il bruco? E se la madre è premorta alla nascita dei figli, chi ha insegnato alle larve l'anatomia della vittima? Non si attua un disegno sapientemente pensato e che trascende infinitamente la materia di cui risulta composto il corpicino di quell'imenottero?

Egli, studiando gli insetti divenne una viva roccia di fede: " Mi sembra di dire troppo poco affermando di credere in Dio: Senza di Lui io non vedo nulla, senza di Lui tutto è tenebre. Questa convinzione non solo l'ho conservata studiando, ma l'ho resa sempre più evidente e migliorata. Ogni epoca ha le sue stravaganze. Per me l'ateismo non è che una stravaganza. E' la malattia del tempo presente. Ma io mi lascerò strappare la pelle prima che la fede in Dio ".

E Buffon, celebre studioso della natura, che non era certo sprovvisto di logica e di acume, affermava: " Quanto più penetro nel senso della natura, tanto più profondamente rispetto il Creatore ".

" Il sole non è che l'ombra di Dio ". Questa affermazione di Platone appagava la sete estetica di Michelangelo che la faceva sua.

Tutti abbiamo ammirato commossi le orme lasciate sulla luna dalle scarpe degli astronauti; esse ci sono apparse come la firma della scienza e del progresso. Il Creatore invece firma con la bellezza che è appunto il suo autografo.

Dobbiamo riconoscere l'esattezza di questo giudizio di Carlyle: "Ogni oggetto possiede una bellezza divina; ogni oggetto è veramente una finestra attraverso la quale noi stessi possiamo immergerci nell'infinito ". E lo stesso concetto che san Tommaso d'Aquino esprimeva in questi termini lucidi: "La bellezza di una creatura non è altro che una somiglianza della Bellezza divina, partecipata alle cose ".

Shakespeare ha detto che una cosa bella persuade da sé; e che dire dell'universo intero che rifulge di bellezza? Malebranche può asserire: "Il mondo presente è tale che soltanto una Sapienza infinita è capace di comprenderne tutta la bellezza ". Paul Claudel, poeta francese dei nostri tempi, può esclamare rapito: " Ovunque tendo le braccia, nuoto nello splendore di Dio".

L'uomo ha bisogno della bellezza come ha bisogno dell'acqua. Colui il quale ha atrofizzato il senso religioso è uno che cammina con l'impermeabile sotto la pioggia di bellezze cosmiche.

Una bambina vede per la prima volta l'arcobaleno e chiede meravigliata: " Papà, che razza di réclame è? ". Le luci al neon ci impediscono di ammirare le stelle!

Dio, per far risplendere la bellezza delle mammole e dei fiocchi di neve, doveva eclissare la bellezza sua. Chi mai, rapito dal fulgore del Creatore, degnerebbe sia pure di un semplice sguardo il cielo stellato? La Bellezza divina è velata dalla bontà divina.

L'UOMO SUPERA DI MOLTO L'UOMO

Il fisico matematico Einstein, al vertice delle sue speculazioni ha esclamato: "La cosa più incomprensibile del mondo è che esso—il mondo—di per sé miracolo e meraviglia, sia comprensibile ". Faceva così eco allo stupore di Pascal: " L'universo mi contiene e mi inghiotte come un punto; con il pensiero lo contengo io ".

L'intelligenza umana è un prodigio stupendo che riflette, più di ogni altro, la luce di Dio. Essa scopre i rapporti tra le cose, coglie il razionale nel reale, prevede le possibilità contenute in una situazione.

Nel secolo XIX l'astronomo Le Verrier individuò, senza vederlo, il pianeta Nettuno. Come si può scoprire un astro con la punta della penna se i sensi non sono congiunti ad uno spirito?

L'uomo "è più grande dell'universo materiale che lo schiaccia, perché sa di essere schiacciato ". L'anima con la sua natura spirituale ci svela l'esistenza di Dio, se la sappiamo interrogare. Essa tra i suoi concetti ne possiede alcuni che non crea, ma subisce, e li sente gravare con peso d'eternità! Che la parte sia inferiore al tutto, che i genitori debbano essere amati, i benefattori rispettati, sono verità che non possiamo assolutamente modificare. Esse non sono nate con noi, né morranno con noi. E evidente: se questi concetti sono eterni, sono stati pensati da una Mente eterna che li riflette in noi!

Gli scienziati dicono che dopo dieci anni il nostro organismo si è rinnovato del tutto e che della vecchia materia non è rimasta neppure una cellula. Perché allora avverto una continuità dell'" io "? Dunque in me c'è qualcosa che resta identico sotto il torrente precipitoso della materia. E l'anima che si sente sempre la stessa con i suoi principi, con i suoi meriti e con i suoi rimorsi. Perché quell'azione cattiva dell'infanzia è fitta qui nel petto? Il sangue cambia nel cuore, si muta il cuore stesso, e quel pungolo è confitto sempre lì, sempre uguale!

Da quella buona azione, che pure compii nel silenzio e nell'ombra, si è sprigionato un aroma che mi ha sempre accompagnato lungo la vita. Il nemico perdonato e soccorso è morto, morì la primavera in cui lo beneficai, ne sono tramontate altre venti e con esse la mia giovinezza; eppure quell'aroma è tanto vivo e balsamico nell'animo mio!

Chi dà dunque per il peccato il rimorso e sparge sulle buone azioni il conforto? Per poco che ti ripieghi su te stesso, la risposta ti erompe dal di dentro: a Dio .

Lo scrittore vivente Ignazio Silone con estrema convinzione scrive: " Vi sono delle certezze irriducibili. Queste certezze sono nella mia coscienza certezze cristiane. Esse mi appaiono talmente murate nella rea1tà umana da identificarsi con essa. Negarle significa disintegrare l'uomo ". Solo se si parte dall'immagine originaria di Dio che è in noi si può comprendere l'uomo.

Scrutando nel fondo del nostro essere, vediamo zampillare una sorgente di libertà. Il filosofo ci comunica una sua profonda convinzione in questi termini: "Più l'uomo è veramente libero, più è sicuro di Dio. Quando io sono veramente libero, ho la certezza di non essere da me stesso ".

Dalla libertà dell'uomo procede il più grande dono che egli possa elargire: il perdono.

 

Perdono significa appunto super-dono.

 

PIU' INTIMO DEL MIO INTIMO

Durante l'esame di catechismo il vescovo domandò al ragazzo: " Se mi dici dov'è Dio, ti do un'arancia ". Il frugoletto pronto rispose: " Se tu mi sai dire dove Dio non è, io ti regalo due arance ".

Le Verrier, come si è detto, calcolò l'esistenza di un nuovo pianeta nel sistema solare. Oggi noi chiamiamo Nettuno quel pianeta a cui lo scopritore Galle diede per nome Le Verrier. Un vescovo, complimentandosi col famoso astronomo, gli disse: "Voi avete portato il vostro nome fino alle stelle ". Le Verrier rispose: " Monsignore, vorrei portarlo al di sopra delle stelle ". L'astronomo evidentemente alludeva al Paradiso.

Gli antichi per esprimere la trascendenza di Dio, ossia la sua superiorità morale, ricorrevano all'immagine della superiorità fisica e perciò lo collocavano al di sopra di tutte le cose. Siccome i cieli, secondo la loro concezione, costituivano la zona più alta dell'universo, collocarono Dio nei cieli.

Anche Gesù si adattò al modo di pensare dei suoi contemporanei e ci insegnò a pregare: " Padre nostro che sei nei cieli ".

In realtà Dio è purissimo spirito e perciò non ha né alto né basso, né destra né sinistra, né dentro né fuori. Il cielo di Dio è l'anima umana. Il cielo degli eletti è cosa ben diversa dal cielo degli astronauti che non hanno incontrato Dio. Non si trova fuori Colui che si porta dentro!

Brecht, scrittore di drammi, mette sulle labbra del personaggio Galileo questa risposta al discepolo che gli domanda dov'è Dio: " In nessun luogo, ovvero dentro di noi ". Un personaggio di Pirandello dice: " Ciò che c'è di umano in noi è il meno; in noi c'è Dio! ". E' un Dio così vicino che ad ogni istante possiamo raggiungerlo nel più segreto del nostro intimo.

Papa Giovanni XXIII con la sua candida dolcezza ci esorta così: "Se stiamo vicino al Signore, il nostro volto prenderà il colore del suo ".

Gesù ci ha rivelato che Dio è Amore. Se è amore, non può essere una sola Persona; infatti amare significa vivere la vita come dono per un'altra persona. In Dio perciò ci deve essere un eterno " IO " che vive la vita come dono ad un eterno " TU ". L'eterno " Io " è il Padre, l'eterno "Tu" è il Figlio e l'eterno Amore, che si scambiano, è lo Spirito Santo. Nulla personalizza più dell'amore, perciò un amore infinito personalizza infinitamente, quindi l'Io, il Tu e l'Amore in Dio sono Persone infinite. Ma l'amore tende a fondere nell'unità, quindi l'Amore infinito fonde infinitamente e perciò genera l'unità: Dio è Uno. Come ci insegna la fede, Dio è Uno e Trino.

Forse sono queste le più belle parole di Gesù: " Chi mi ama sarà riamato dal Padre mio e verremo in lui e faremo dimora presso di lui ". Non dobbiamo pensare a Dio come se fosse remoto al di là delle stelle. Egli, come dice sant'Agostino, è più intimo del nostro intimo.

Potremmo distinguere tre assoluti. L'assoluto fisico: la luce; l'assoluto metafisico: Dio; l'assoluto morale: la carità. Presso tutti i popoli la luce è sempre stata simbolo del Creatore, infatti la stessa parola Dio deriva dalla radice id che significa luce. La rivelazione ci dice che la carità è irradiazione di Dio.

Ritoccando una famosa espressione di Kant, potremmo dire: " Due sono le realtà che mi commuovono profondamente: il cielo stellato al di sopra di me e la carità in me ". Dov'è carità e amore, ivi è Dio. Con lo stesso Emmanuele Kant siamo costretti ad esclamare: " O Dio, il tuo nome si legge a lettere di fuoco negli splendori del cielo, in lettere di grazia nella corolla dei fiori, in lettere d'amore nel cuore di ogni uomo giusto e leale ".

Il Catechismo Olandese compie questa saggia deduzione: " Incantevole è la saggezza di certe persone nel trovare il tono giusto, la parola dolce che rende felici. Ma che sapienza occorre allora, per concepire addirittura il cuore che trova quelle parole e insieme anche il cuore che lo accoglie! ".

Dostojevskij ci esorta appassionatamente: " Fratelli, amate tutta la creazione di Dio; amatela in tutto l'insieme e fino al più piccolo granello di polvere. Amate ogni fogliolina, ogni raggio di Dio! Amate gli animali, amate le piante, amate ogni cosa. Se amerete ogni cosa, comprenderete il mistero di Dio nelle cose. Una volta che l'avrete compreso, non cesserete di capirlo ogni giorno di più ".

E' proprio vero: nella misura in cui progrediremo nell'amore, ci convinceremo dell'esistenza di Dio. La salute dà anni alla vita, ma solo l'amore dà vita agli anni, perciò l'amore è più necessario della salute. Se Dio si eclissa, non s'irradia più la bontà e I'anima muore di freddo.

Su una meridiana di Nola, in Campania, si legge questa sentenza: "Senza sole nulla sono io; senza Dio nulla sei tu ". Senza sole muore il calore e la vita fisica; senza Dio muore la bontà e la vita morale. Il genio non basta all'umanità, occorrono uomini buoni. Pascal a buon diritto può affermare che un atto di bontà vale più di tutti i pensieri dei geni. Non basta possedere il sole, se non siamo capaci di regalarlo.

Perché la bontà risplenda nei cuori, deve risplendere Dio nelle anime.

L'UOMO NON E' MAI SOLO

Bomman ha dimostrato che la parola , in ebraico significa " operare " più che " essere ". L'espressione con cui il Signore risponde a Mosè: " Io sono Colui che sono ", significa perciò: " Io sono Colui che opera nella storia della salvezza ". Quel " sono " corrisponde piuttosto all'" adsum " dei latini: " Sono Colui che vi sta sempre accanto per assistervi e per guidarvi ", ossia, come si esprimeva lo stesso Esodo: " Sono il Dio che è fedele al suo popolo. Dio pietoso e misericordioso, tardo all'ira e grande in benignità e fedeltà ". Il Targum, parafrasando l'espressione: " Io sono Colui che è ", scrive: "Sono Colui che esisteva prima che il mondo fosse creato; sono Colui che è stato con voi nelle tribolazioni; sono Colui che sarà con voi nelle tribolazioni di tutte le generazioni ".

Alle cure e alle premure divine dobbiamo dare la nostra risposta di fede.

Credere deriva dal verbo aman, da cui la parola amen. Credere è dire amen a Dio, fondare su di lui la propria esistenza, affidarsi a lui, abbandonarsi a lui. " So a chi mi sono affidato ", dice san Paolo; e Isaia afferma: " Se non stabilite la vostra esistenza in Jahvè, Dio, non avrete un'esistenza solida ". Credere è, infatti, possedere un'esistenza solida.

Fede è luce che ci fa vedere Dio in tutte le cose e tutte le cose in Dio. Mediante la fede il Signore trapianta in noi la grazia del suo sguardo. Chi è quello sciagurato che ha dipinto per primo la fede con gli occhi chiusi? Credere non è rimanere cieco, ma abbagliato. Cieco è colui che non vede, abbagliato è colui che ha visto troppo.

Dopo che l'astronomo Henry Norris Russel ebbe concluso una conferenza sulla via Lattea, una ascoltatrice gli chiese: " Se il mondo è tanto piccolo e l'universo è tanto grande, possiamo davvero credere che Dio si occupa di noi? ". Lo scienziato rispose con un incantevole sorriso: " Questo, signora, dipende unicamente dalla " grandezza " del Dio in cui crede ". Dio ha per confine solo luce e amore. Egli ha un occhio che sempre ci vede, un braccio che sempre ci sostiene, un cuore che sempre ci ama.

Durante la guerra 1870-71 la francese Julie Lavergne scriveva: "Finché il buon Dio non avrà dato le dimissioni, noi rimarremo nella gioia".

Dostojevskij morì raccomandando ai figli: "Abbiate incondizionata fiducia in Dio e non disperate mai del suo perdono. Io vi amo molto, ma i, mio amore è nulla in confronto all'amore immenso di Dio per gli uomini, sue creature ".

Un poeta indiano prega così: "Signore, credo nella tua potenza, dammi la porzione di acqua, di luce e di clemenza ".

E vero: amare Dio significa non aver paura di niente.

La Sacra Scrittura ci esorta così: "Beato l'uomo che confida in Dio. Gustate e vedete come è buono il Signore ".

Nel capitolo decimo del vangelo di Matteo si dice che Dio conta persino i capelli del nostro capo, cosa che non fa neppure la più tenera delle madri per il più bello dei suoi bimbi.

Sulla bocca del profeta Geremia il Signore pone questa esclamazione, rivolta a ciascuno di noi: "Ti ho amato di un amore eterno ". Il Dio della rivelazione si potrebbe definire così: " E' I'Amore che non si arrende ".

Don Bosco, grande amico dei giovani, nelle asprezze della sua vita avventurosa, che non furono né piccole né poche, aveva sempre davanti agli occhi questa immagine poetica: "Sii con Dio come l'uccello che sente tremare il ramo e continua a cantare, sapendo di avere le ali ". La fede infatti ci fa crescere le ali.

Su uno squallido muro di un'orribile prigione nazista un giovane, in procinto di essere gettato nel forno crematorio, scrisse: "Credo nel sole anche quando sono immerso nelle tenebre; credo nell'amore anche quando intorno a me furoreggia l'odio; credo in Dio anche quando egli fa silenzio ".

Si dice che la paura bussò alla porta, la speranza corse ad aprire: non c'era nessuno. La paura ha paura della speranza. E la speranza in Dio si leva gagliarda quando viene meno la speranza nelle risorse umane. San Paolo non cessa d'esortarci: "Non inquietatevi di nulla, ma in ogni circostanza fate presente a Dio le vostre necessità con preghiere, suppliche e azioni di grazia; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù ".

Se siamo onesti, ci sentiamo peccatori e abbiamo fame di misericordia. Come dice Mauriac, nessuno può vedersi così com'è senza farlo davanti a Dio. Diversamente ci si perderebbe d'animo. La fede nella misericordia di Dio ci salva dal disgusto di noi e dal disprezzo per gli altri. Dio ha due braccia distese: uno abbastanza forte da circondarci con la giustizia, l'altro abbastanza soave da abbracciarci con la grazia. La Sacra Scrittura ci conforta così: "Se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore ".

La vita è come una tela in cui i fili di un verso, l'ordito, sono fatti di dolore e i fili dell'altro, la trama, sono fatti di gioia. Dunque il dolore è pari a una metà della vita. Se il dolore non ha senso, metà della vita è senza significato. Per i rivoluzionari che amano la violenza come levatrice della storia, ha senso il dolore che sorge dalle barricate, ma queste zone di sofferenza non esauriscono certo il dolore umano. Senza Dio, che senso e che valore potrebbe mai avere il dolore che nasce dalla mancanza di salute, di libertà e di amore? Una così grande quantità di sofferenze verrebbe inghiottita interamente dal freddo buio della tomba? Per chi ha fede in Dio, il suo Figlio Crocifisso dà un valore eterno al dolore umano. Il cristiano in ogni sua tribolazione può ripetere con san Paolo: " Io penso che le sofferenze del tempo presente non siano assolutamente paragonabili alla gloria che Dio ci manifesterà ". San Francesco d'Assisi traduceva così queste parole: "E tanto il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto ". Don Bosco in tono umoristico ripeteva ai suoi ragazzi: " Un pezzo di Paradiso aggiusta tutto ". E i suoi birichini, in quelle rare volte che vedevano il santo meno lieto del solito, gli ripetevano in coro: "Don Bosco, un pezzo di Paradiso aggiusta tutto ".

Gesù dalle lacrime umane ricava puri gioielli per il cielo. Tagore poté scrivere: "In tutti i dolori sento il passo di Dio che preme il mio cuore e la carezza dei suoi piedi che fa risplendere la mia gioia ". Papa Giovanni, a sua volta, ci esortava così: "I veri cristiani sanno farsi più onore nei giorni della pena che in quelli della prosperità e della gioia ".

Il capo dei martiri d'Uganda, accostando con le proprie mani la legna che doveva bruciarlo, ripeteva con un sorriso: " Questo fuoco non fa male ".

Nell'ultimo attacco del dolore, alla fine di questa vita, chi ha fede in Dio può accogliere con il sorriso sul volto sorella morte, ripetendo col salmista: "Per me il mio bene è starmene vicino a Dio e riporre in lui ogni speranza. Il mio cuore è pronto, o Signore, pronto ad ogni tuo cenno".

Shakespeare, con immagine ardita ma assai felice, ha scritto: "La fede ci fa scorgere la vita che guarda attraverso le orbite vuote della morte ". Sì, morirò, ma con le chiavi di un avvenire meraviglioso: io nella tomba troverò la culla.

Beniamino Franklin dettò egli stesso queste parole da scrivere sulla sua tomba: "Qui giace, cibo per i vermi, il corpo di Beniamino Franklin, tipografo, simile alla copertina di un vecchio libro, al quale le pagine siano state strappate e la cui legatura sia logora. Ma l'opera non andrà perduta, perché riapparirà, così egli spera, in una nuova edizione, riveduta e migliorata dall'Autore ".

Padre Granata racconta questo episodio. Un cacciatore trovò nel bosco un lebbroso solitario che cantava. Costernato gli domandò: " Come, sei in questo stato e canti? ". Il lebbroso rispose: "Fratello, fra me e Dio non si frappone che il muro di questo mio corpo; ora io lo vedo cadere a pezzi e perciò esulto giacché sto per andarmene a Dio ".

In un bel quadretto, che conservava un ciuffetto di capelli di una sua bambina morta subito dopo il battesimo, Manzoni scrisse: "O tu senza nome in terra, ma figlia beata del Salvatore in cielo, benedici di là i tuoi parenti che ti piangono, invidiandoti ".

La fede in Dio rende meno pesante e sublima ogni lavoro. Possiamo distinguere due tipi di lavoro: lavorofatica e lavoro-creativo. Quest'ultimo è tipico degli artisti che imprimono sulle realtà che trattano l'impronta della propria persona. Il lavoro creativo è già premio a se stesso; ma quanto lavoro-fatica si compie ogni giorno sul nostro pianeta! Lavoro estenuante, anzi, potremmo ripetere col papa Pio XI: " Dalle fabbriche spesso la materia esce nobilitata e l'uomo esce abbrutito. Solo la fede può nobilitare il lavoro-fatica ".

A tre spaccapietre venne rivolta questa domanda: "Che fai? ". "Sudo", borbotta il primo. " Guadagno il pane per i miei bambini ", risponde il secondo. "Costruisco una cattedrale ", asserisce il terzo.

Dopo un penoso intervento chirurgico, il medico, che sarà il futuro romanziere Cronin, centellinava una tazza di caffè insieme all'infermiera, ardente cattolica. Osservando quel volto gentile, ma stanco, Cronin le disse: "Perché non chiedete che vi aumentino la paga? E ridicolo che dobbiate tanto lavorare per un compenso così misero! Voi dovreste guadagnare almeno una sterlina di più. E Dio sa se ve la meritate ". L'infermiera inarcò leggermente le sopracciglia e rispose: " Ne ho abbastanza per tirare avanti ". Poi con un sorriso, che sembrò esserle imprestato da un angelo, continuò: " Dottore, se il Signore sa che merito quel denaro, il suo riconoscimento è già sufficiente ". Fu questo l'inizio della conversione di Cronin.

IL CASO E' LO PSEUDONIMO DI DIO

Il grande Poincairé insegnava: "La scienza è fatta di dati, come una casa di pietre. Ma un ammasso di dati non è scienza, come un mucchio di pietre non è una casa ". La casa, oltre al materiale di costruzione, richiede il progetto e questo, a sua volta, rivela la mente che l'ha fatto. La stupenda armonia dell'Universo rivela la Mente divina. La scienza che negasse quella Mente si ridurrebbe ad un " ammasso di dati ".

I bambini dell'antica Roma giocavano con delle lettere d'avorio che erano un po' come i caratteri mobili; ordinandole in forme diverse, ottenevano le parole che desideravano. Cicerone, per dimostrare l'esistenza di Dio e per confutare l'ipotesi del " Caso ", da quelle lettere prelevò un bel paragone. Ai sostenitori del " Caso " egli diceva: "Mettete una grande quantità di quelle lettere d'avorio in un'urna, agitate questa e rovesciatela". Vediamo se si forma per caso un verso solo del poeta Ennio! Ripetete pure le mille e mille volte l'esperimento; non otterrete mai l'intero poema. L'universo è un poema che armonizza le soluzioni di miliardi e miliardi di problemi di cui l'intelligenza umana non esaurisce mai l'indagine. Il caso sarà il suo autore?

Se i nostri astronauti avessero trovato sulla luna una statua più perfetta della " Pietà " di Michelangelo, avrebbero forse gridato al caso? L'universo è ben più di una statua!

Nello studio dello scienziato Kircher un suo amico, che era ateo, ammirando un mappamondo di squisita fattura, domandò: "Che bella novità! Donde viene questo oggetto? ". E Kircher: "Mah... è venuto da sé! ". " Come, da sé? ". "Sì, sì... Mi è piombato nella stanza, senza che alcuno me lo mandasse. Credo che l'abbia fabbricato il caso ". "Ma vi prego... non sono un imbecille e vorrei conoscere il nome dell'artefice ". " Ripeto che è il caso. Come, vi offendete a sentire che un mondo di cartapesta è fatto dal caso e poi osate attribuire all'opera del caso l'universo? ".

Cronin nel suo volume Avventure di due mondi racconta divertito quest'episodio spassoso. In un circolo ricreativo, che aveva organizzato per i giovani, lo scrittore aveva invitato un celebre zoologo a tenere una conferenza. Lo scienziato scelse come tema "Le origini del nostro mondo", e, con atteggiamento francamente ateo, descrisse come, a distanza di millenni e millenni nel tempo, i mari preistorici, pulsando sulla crosta della terra, avessero generato, per reazione fisico-chimica, una schiuma ribollente da cui era emersa, benché non dicesse come, la prima forma originaria animata: la cellula protoplasmatica. Durante la pausa, seguita all'applauso cortese, un giovanetto tranquillo, leggermente balbettando, obiettò: "Scusi, signore! Lei ha spiegato come queste grosse onde andarono a battere sulla spiaggia; ma prima da dove era venuta tutta quell'acqua?". Il pubblico giovanile scoppiò a ridere; il conferenziere seccato arrossì. Cronin commenta: "L'elaborata struttura logica presentata dal meticoloso realista era crollata per una sola parola di sfida di un ingenuo ragazzo". La nascita, sia della specie sia dell'individuo, fa parte ugualmente di quella grande serie di eventi che la nostra mente si rifiuta di accettare come risultato del puro caso.

Più di cent'anni fa Darwin in persona concludeva così il suo libro Origine delle specie: " E' realmente sublime pensare che il Creatore volle incarnare il germe di ogni vita in qualche forma soltanto, oppure anche in una forma sola e che, mentre il nostro pianeta prosegue la sua corsa lungo il cammino che gli fu tracciato rigorosamente, obbedendo alla legge della gravità, una serie incommensurabile di forme, tra le più belle e meravigliose, si è venuta sviluppando da un inizio tanto semplice e continua ancora a svilupparsi ".

Col devoto stupore del poeta dobbiamo esclamare: "O Signore, i tuoi secoli si susseguono per rendere perfetto un piccolo fiore selvatico!".

Ha un'anima di verità la battuta umoristica dello scrittore Anatole France: " Caso è forse lo pseudonimo di Dio quando non vuole firmare ".

Tolstoj, massimo romanziere russo, tanto sensibile al prodigio della vita, ammonisce con queste espressioni taglienti: "Dio non fece mai miracoli per confutare l'ateismo, perché basta la sua opera quotidiana. L'ateo dice: " Io non conosco Dio, non ho bisogno di questa nozione ". E come se un uomo che naviga in una barca sul mare, dicesse che non conosce il mare e che non ha bisogno di averne la nozione. Quell'infinito che ti circonda e su cui ti trovi, le leggi di questo infinito ti parlano di Dio. Dire che non lo vedi è fare come lo struzzo, che nasconde il capo sotto le ali per non vedere ".

Nessuno può pretendere di essere sicuro che non ci sia l'eternità. E chi non è convinto dell'esistenza di Dio dovrebbe almeno rispettare il mistero. Per questo col magistero dell'arte Goethe insegna:

"Come ci accostiamo con rispetto a scrutare i misteri della natura, impariamo a rispettare il mistero di Dio. Se c'è l'incomprensibile nell'universo, non dobbiamo meravigliarci che ci sia l'incomprensibile in Dio. Ciò non perché sia oscuro in qualche parte, ma per troppa luminosità, come il sole per troppa luce ci fa chiudere gli occhi. La più grande soddisfazione per l'uomo pensante è di aver penetrato ciò che è penetrabile e di rispettare ciò che non lo è. L'uomo che sa riconoscere i limiti della propria intelligenza è il più vicino alla perfezione ".

L'ateismo, pur combattendo la religione, è esso stesso un fatto religioso. Se il più potente dei telescopi non ci ha permesso di scorgere Dio, nessun calcolatore, nessun ciclotrone ci dimostrerà che egli esiste. Maritain, che di filosofia se ne intendeva, ha affermato categoricamente che un uomo non diviene ateo assoluto in conseguenza di una ricerca sul problema di Dio, condotta con la ragione speculativa. Dunque l'ateo emette un atto di fede alla rovescia: la sua è una professione di fede. Dostojevskij, riferendosi ad un suo personaggio, con fine ironia scrive: "Era un ateo, perciò parlava sempre di Dio ".

Bergmann ha detto: "Se Dio non c'è, la vita è un incubo atroce ". Senza Dio l'uomo vive tra i muri dell'assurdo. Quando Dio si eclissa nel cielo dell'anima, gli idoli piombano sull'uomo per sbranarlo. In realtà non esistono atei, esistono idolatri. Ognuno di noi ha un determinato potenziale di energia religiosa che deve pur utilizzare in qualche modo. Chi non adora il vero Dio convoglia verso idoli tale energia. Montaigne con sarcasmo esclama: "L'uomo è certamente pazzo: non sa fare un verme e si fabbrica dèi a dozzine! ".

Giuseppe Mazzini scrisse queste parole amare: "Chi può negare Dio di fronte a una notte stellata, davanti alla sepoltura dei suoi cari, davanti al martirio, è grandemente infelice o grandemente colpevole ".

Il defunto segretario dell'ONU, Hammarskjold, anima squisitamente religiosa, poco prima dell'attentato di cui fu vittima, ammoniva: "Dio non muore il giorno in cui cessiamo di credere in una divinità personale; ma noi moriamo il giorno in cui la nostra vita cessa di essere illuminata dal fermo fulgore, quotidianamente rinnovato, di un portento la cui origine sfugge alla ragione ".

Dostojevskij un secolo fa profetizzò: "Se Dio non c'è, tutto è lecito". La nostra generazione sta sperimentando sulla carne viva questa amara verità. Senza Dio si scambia l'ardore dei sensi per amore, il saper guadagnare denaro per intelligenza, le radioline a transistor per civiltà e la violenza per progresso.

A buon diritto siamo preoccupati per la rottura delI'equilibrio ecologico, cioè dell'ambiente in cui viviamo, ma dobbiamo credere che è ancora più necessario l'equilibrio morale. Poveri noi se si rompesse l'equilibrio tra bene e male: l'umanità cadrebbe o nel nulla o nella barbarie raffinata. Ma l'equilibrio tra bene e male è garantito da Dio che ha firmato mediante il sangue del suo Figlio Gesù l'alleanza eterna col genere umano. In quell'alleanza risiede tutta la nostra speranza.

Il Dio della speranza e di ogni consolazione ci conforti nelle presenti tribolazioni, in attesa che giunga la nostra beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo.

 

UN INVITO DA AMICO AD AMICO

Nonostante tutte le tentazioni dell'ateismo e del male che dilaga, nonostante che molti dicano, a parole e con la condotta della loro vita, che Dio non c'è, mantieni salda la tua fede in lui.

Con Dio puoi tutto.

Senza Dio la tua vita non ha senso.

E se Dio è con te, chi la vincerà contro di te? Non perdere quindi la speranza e la fiducia, anche quando ti sembrerà che più nessuno cerca Dio. In realtà non è così: non sei solo a credere; sono molto più numerosi di quello che appare coloro che credono che Dio c'è, ci ama, e ci prepara una " festa " eterna.

Ripeti spesso, ogni giorno, con tutta la forza del tuo essere:

Io credo in Dio patre onnipotente... ... aspetto la risurrezione dei morti e la vita del monto che verrà.

Nonostante tutto, sei tra i più fortunati del mondo se credi che Dio ti è padre e quindi ti ama. Il tuo destino infatti è meraviglioso: altro che ricchezze e piaceri che finiscono con la tua breve esistenza terrena!

Digli allora un grazie con il cuore che ha compreso e vuole essere riconoscente.

Ti aiuterà una stupenda preghiera che racconta quella che alcuni chiamano favola, ma che per chi crede è storia sicura, la STORIA DELLA NOSTRA SALVEZZA.

Leggila lentamente, per gustarne il significato. Ti piacerà.

Padre santo, unico Dio vivo e vero: prima del tempo e in eterno tu sei, nel tuo regno di luce infinita. Tu solo sei buono e fonte della vita, e hai dato origine all'universo per effondere il tuo amore su tutte le creature e allietarle con gli splendori della tua luce.

Noi ti lodiamo, Padre santo, per la tua grandezza: tu hai fatto ogni cosa con sapienza e amore, a tua immagine hai formato l'uomo, alle sue mani operose hai affidato l'universo perché nell'obbedienza a te, suo creatore, esercitasse il dominio su tutto il creato.

E quando, per la sua disobbedienza, egli perse la tua amicizia, tu non lo hai abbandonato in potere della morte, ma nel tuo amore a tutti sei venuto incontro perché quelli che ti cercano ti possano trovare.

Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza e per mezzo dei profeti hai insegnato a sperare nella salvezza.

Padre santo, hai tanto amato il mondo da mandare a noi, nella pienezza dei tempi, il tuo unico Figlio come salvatore. Egli si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo ed è nato dalla Vergine Maria; ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana. Ai poveri annunciò il vangelo di salvezza, la libertà ai prigionieri, agli afflitti la gioia.

Per attuare il tuo disegno di amore, si consegnò volontariamente alla morte e con la sua risurrezione distrusse la morte e rinnovò la vita.

E perché non viviamo più per noi stessi ma per lui che è morto e risorto per noi, mandò, o Padre, il tuo Spirito Santo, primo dono ai credenti, a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione

Per questo noi cantiamo con voce incessante l'inno della tua gloria e ti diciamo

SANTO SANTO SANTO IL SIGNORE, D10 DELL'UNIVERSO! I CIELI E LA TERRA SONO PIENI DELLA TUA GLORIA. OSANNA NELL'ALTO DEI CIELI!